Il termine condivisione è al centro di tutta una attività di personal branding e di affermazione personale ed aziendale.

Ma cosa vuol dire condividere? Secondo Treccani significa spartire insieme con altri.

Spartire, è un termine che non sempre viene accettato con un senso positivo

L’equivoco, in ottica social ma non solo, nasce proprio da quello che ognuno di noi intende per “spartire con gli altri”.

Il problema del nostro mondo è che molte persone e molte aziende, pensano che condividere si riferisca solo e soltanto a ciò che si possiede. Ai propri contenuti, ai propri prodotti, alle proprie idee, ma in realtà non è così che deve funzionare.

Condividere vuol dire spartire con gli altri anche quello che è degli altri. Vuol dire prendere l’altrui contenuto, l’altrui idea o modo di pensare e condividerlo con i nostri contatti, quindi avvalorarlo.

Condividere vuol dire investire tempo e risorse e impegno nel trovare qualcosa che ci piaccia, prenderlo sotto l’ala dei nostri pulsantini sociali, e condividerlo verso le persone che si fidano di noi.

Condividere, in definitiva, è dare fiducia e mettersi in gioco.

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Qual è invece la realtà di gran parte di quello che vediamo e viviamo tutti i giorni?

La realtà è che ognuno produce per sè e vorrebbe (spesso vuole o pretende) che gli altri condividessero, aggirando tutta la parte riguardante il “io condivido le cose degli altri”.

Questo avviene per tutti, ma soprattutto quando si opera in ottica professionale. Le persone in ambito professionale e/o le aziende hanno il TERRORE di condividere qualcosa che non è da loro prodotto, come se fosse un modo di fare “pubblicità” ad altri.

Il risultato è che ognuno spara fuori le proprie cose, soltanto, chiedendo agli altri di condividerle, configurando un atteggiamento che non è più di condivisione ma di puro e semplice spam.

Ci dobbiamo mettere in testa, noi persone o noi aziende, che condividere le cose prodotte da altri, le cose di qualità e credibili, è il primo passo affinché anche le nostre cose, quando sono di qualità e credibili, vengano ri-condivise.

Dobbiamo smettere di pensare che gli altri debbano condividere le nostre cose mentre noi non condividiamo le cose di nessuno se non le nostre. Dobbiamo smettere di chiedere agli altri di condividere quando noi siamo i primi a non farlo.

Ma parliamo anche di esperienza lavorativa. Condividere significa spartire con l’altro le conoscenze relative ad un progetto accettando contributi critici che sono finalizzati a migliorare una idea, una scelta imprenditoriale, una strategia che deve portare risultati.

Ognuno si deve sentire libero di portare il proprio pensiero spartendo con l’altro il proprio punto di vista.

Ascoltare l’altro produce spesso la differenza nella qualità dei risultati e abitua tutti ad analizzare la realtà da diversi e alternativi punti di vista che migliorano qualsiasi performance.

Questa però è una attitudine che richiede sforzo, impegno e fiducia nell’altro e una grande voglia di migliorare il proprio status per fare la differenza.

Ciò significa che non siamo obbligati a condividere le nostre idee o i nostri progetti. Possiamo semplicemente porle all’attenzione e al giudizio degli altri. Ciò non significa condividere.

In ogni caso il suggerimento è di utilizzare la condivisione tutte le volte che affrontiamo qualche cosa di complesso per far si che la visione comune possa migliorare l’efficacia e l’efficienza delle nostre scelte. La condivisione diventa così anche un fatto sociale che migliora le relazioni tra le persone e rafforza il concetto della responsabilità partecipata.

 

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